Le cave di marmo sono generalmente a cielo aperto, pur non mancando i casi in cui è necessario procedere all'abbattimento in sotterraneo, in special modo per le qualità più pregiate. L'uso di mine, ormai assai raro, è limitato ai lavori preparatori per evitare il danno economico e la notevole mole di detriti. Il metodo più usato oggi per il distacco delle masse marmoree dal giacimento è il taglio con cavo di acciaio ricoperto di segmenti contenenti diamante industriale di opportuna granulometria. Portati sul piazzale della cava, i massi sono ridotti in blocchi di dimensioni tali da agevolarne il trasporto alle segherie dopo essere stati riquadrati da appositi macchinari come telai monolama o telai ancora a filo diamantato. Nelle segherie i blocchi sono portati alla sega a telaio, che, mediante lame di acciaio guarnite di segmenti speciali composti, come nel caso del cavo diamantato usato in cava, di un legante a base di cobalto che trattiene una certa quantità di diamante industriale, li taglia in lastre lungo le direzioni determinate dalla giacitura del banco, dalla distribuzione delle tinte, dai difetti e crepe presenti nella massa. Dalle lastre si ricavano i pezzi nelle dimensioni e forme più varie usando le segatrici, a mola di acciaio rivestita a sua volta di segmenti diamantati o le sagomatrici o le profilatrici.
Il tessuto (dal latino textilis, intreccio), essenzialmente composto da fili intrecciati, può essere costituito da diversi materiali (lana, seta, velluto, lino, canapa, cotone). I tessuti propriamente detti si differenziano dagli arazzi e dai tappeti per alcune differenze di esecuzione e per la diversa finalità dei manufatti. La seta, uno dei materiali più pregiati, è di origine cinese; fu importata in Occidente come merce di scambio intorno al III secolo d.C. Nel Medioevo l’Italia, in particolare Lucca, divenne il centro principale della produzione serica d’Europa. La lavorazione della seta prevede la trattura, cioè lo svolgimento dei bozzoli, l’asciugatura, l’avvolgitura dei filamenti; poi si passa alla filatura, con la quale le fibre vengono torte in un filo continuo. Ottenuto il filo, questo può venire colorato prima dell’operazione di tessitura vera e propria; quest’ultima, effettuata a mezzo del telaio, prevede l’intrecciarsi di una serie di fili paralleli e in tensione, chiamati ordito, con un’altra serie, chiamata trama. La particolarità del velluto, prodotto in Italia già dal tardo Medioevo, è quella di presentare, diversamente da tutte le altre stoffe, una delle due superfici ricoperta da una sorta di pelo.
Per ottenere il pelo si utilizzano due orditi, uno per il tessuto di base, l’altro per il pelo, che si crea mediante un filo del quale si tagliano le sporgenze.
Tecnicamente la marmorizzazione consiste nello spruzzare diversi colori preparati sulla superficie di un bagno contenuto in una vasca.
Per le risguardie, sguardie o fogli di guardia, vengono utilizzate carte decorate, dette marmorizzate, create cioè con la tecnica della marmorizzazione che consiste nello spruzzare diversi colori preparati sulla superficie di un bagno contenuto in una vasca.
Il liquido del bagno è ottenuto da una gelatina estratta da un’alga marina; questo liquido fa sì che i colori galleggino in superficie, impedendo loro di precipitare e sciogliersi. Successivamente, con l’uso di appositi pettini, bacchette e ingredienti vari, le macchie colorate vengono guidate ad assumere disegni più regolari, ad esempio quello tipico a “coda di pavone”, o più fantasiosi, come quelli che imitano le venature dei marmi. A questo punto, sulla superficie del bagno si depone lentamente il foglio; i colori galleggianti vi aderiscono e il disegno si trasferisce sulla carta. Si solleva il foglio, lo si ripulisce dall’eccesso di bagno e si appende ad asciugare. Per ogni foglio della stessa serie si ripete l’intero procedimento, ma ogni esemplare risulterà leggermente diverso dagli altri; questa diversità dà pregio alla carta marmorizzata e la distingue da quella stampata.
l’incisione
L’incisione è una tecnica di produzione di stampe ricavate da matrici di legno (xilografie) o da matrici di rame o metallo (bulino, acquaforte, acquatinta, eccetera): in entrambi i casi l’immagine è ottenuta imprimendo a mano o a macchina il foglio di carta sulla matrice inchiostrata. La tecnica dell’incisione racchiude l’estro artistico nella prima fase del procedimento, cioè quando l’artista incide la matrice, variamente preparata, con strumenti metallici a punta di varia foggia ottenendo un disegno. La carta, inumidita, viene posta a contatto della lastra inchiostrata e sottoposta a una forte pressione uniforme, normalmente per il tramite di un torchio, che trasferisce l’immagine sul foglio.
l’acquaforte
Tecnica di incisione destinata alla stampa. Su di una lastra metallica, in genere di rame o di zinco, viene steso un sottile strato di cera d'api o un composto di sostanze simili resistenti all'azione dell'acido. Vi viene tracciato il disegno incidendo, con una punta d'acciaio, la superficie fino a mettere in luce il metallo della lastra sottostante. La lastra viene immersa in un bagno di acido cloridrico o di acido nitrico (detto un tempo acqua forte), questo, corrodendo il metallo non protetto dallo strato di cera, fissa il disegno sulla lastra metallica; questa fase del processo viene chiamata morsura. La lastra liberata dalla cera viene cosparsa d'inchiostro il quale penetra nei solchi formatisi dalla corrosione dell'acido; di seguito, posata della carta o altro materiale poroso sopra la matrice, si passa al torchio; la carta assorbe l'inchiostro e rende il disegno in modo speculare.
Il risultato dell'acquaforte dipende dalla capacità dell'acquafortista di controllare il processo di corrosione. L'acquaforte, rispetto ad altre tecniche calcografiche, permette una maggiore naturalezza delle linee, maggiori effetti di profondità e spontaneità del tratto, grazie anche al fondo morbido su cui viene tracciato il disegno.
Le prime acqueforti risalgono all'inizio del XIV secolo. Uno dei maggiori interpreti di questa tecnica fu Harmenszoon Van Rijn Rembrandt.
Fu nella seconda metà del Settecento che questa tecnica raggiunse alte possibilità espressive.
la litografia
Tecnica di stampa in piano ricavata in origine da lastre in pietra, più recentemente da lastre di metalli porosi come lo zinco e l'alluminio. La tecnica litografica si basa sulla incompatibilità tra grasso e acqua.
La matrice di pietra calcarea, generalmente si utilizza quella di Solnhofen in Germania una pietra dura e permeabile, viene tagliata in lastre in seguito perfettamente levigate. La superficie viene disegnata con una matita o pennello litografico, a base di materiale grasso. Una volta eseguito il disegno la pietra viene bagnata con acqua, si passa poi ad inchiostrare la matrice tramite un rullo, l'inchiostro grasso aderisce nelle parti disegnate e non aderisce nelle parti bagnate con acqua.
La litografia necessita inoltre di una serie di procedimenti che servono essenzialmente per fissare il disegno. La matrice, subito dopo essere disegnata, viene coperta con uno strato di gomma arabica e acido nitrico lasciati agire per alcune ore, si applica del bitume per rendere il disegno maggiormente visibile e si passa poi alla stampa. Nel metodo tradizionale si utilizza il torchio, capace di incidere anche lastre di metallo, al contrario la più moderna pressa litografica non incide la pietra. Attraverso quest'ultimo procedimento la lastra non è a diretto contatto con la carta, l'immagine viene prima impressa in un rullo e poi resa sulla carta, l'immagine finale non è rovesciata ma esattamente nel verso disegnato sulla matrice.
La litografia è una tecnica relativamente recente, inventata alla fine del Settecento vide il suo esordio come forma di riproduzione grafica per l'editoria; grazie alla sua rapidità di produzione e al basso costo della stampa. Il ruolo di strumento di comunicazione di massa verrà soppiantato dalla fotografia.
la serigrafia
Tecnica di stampa in piano e solitamente a colori. Si caratterizza per una matrice di stoffa, quasi sempre di seta, stesa su un telaio in legno o metallo. Nella fase di stampa la serigrafia non necessita della pressione di un torchio. Si copre la matrice, nelle parti corrispondenti al disegno, con materiale impermeabile (vernice o colla), così da non far passare l'inchiostro nelle parti coperte. Si passa poi all'inchiostrazione; si fa passare attraverso il tessuto l'inchiostro tramite la pressione esercitata da una paletta di gomma; l'inchiostro si riversa nel foglio di carta sottostante, solo in corrispondenza delle parti di matrice lasciate libere; riproducendo in negativo l'immagine disegnata sulla matrice. Altra metodologia consiste nell'utilizzare una matita grassa con la quale si traccia il disegno sul tessuto, si copre la matrice con la colla e si ripuliscono con essenza di trementina le linee disegnate, l'inchiostro penetrerà solo nei segni ripuliti e non nella stesura collosa. È inoltre frequente l'utilizzo della serigrafia adattata al procedimento fotografico. Si cosparge la matrice con uno strato di emulsione fotosensibile, la matrice viene poi colpita dall'immagine luminosa corrispondente al motivo da riprodurre, in fase di sviluppo si dissolve la vernice dalle superfici non impresse dalla luce lasciando scoperta la tela, si passa poi alla fase di stampa. La comparsa della serigrafia avvenne nell'antica Cina. Fu introdotta in Europa fin dal XVI secolo, ma è stata ripresa diffusamente solo nel secondo Novecento soprattutto da artisti esponenti della Pop Art americana, primariamente da Andy Warhol.