Caterina de’ Medici regina e mecenate - Le tecniche utilizzate

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L'arte della carta

L'arte della produzione della carta a mano ha mantenuto le sue originali prerogative pur nel dominio della produzione meccanica dall'inizio del XIX secolo in poi. Dal tino colmo d'una pasta composta di fibre di cotone, lino o altro, l'artigiano attinge col telaio, su cui è tesa una sottile rete metallica, una certa quantità di pasta disponendola in uno strato sottile. L'acqua scola attraverso la tela, sulla quale resta un foglio di pasta umida che viene deposto fra due feltri di lana. Molti fogli vengono disposti a pila e sottoposti a forte pressione per eliminare l'acqua, poi appesi uno per uno ad asciugare all'aria. La carta viene poi collata con una soluzione di gelatina animale, nuovamente essiccata, spianata e lisciata a mano. Infine, si eseguono le operazioni di allestimento, con le quali la carta viene "rifinita" attraverso la "scelta”,"contatura", "pressatura", "satinatura", "impaccatura" e "stagionatura" a magazzino. Questo procedimento permette di creare una carta resistentissima e durevole. Con l'utilizzo di feltri marcatori, i fogli possono recare impressa una filigrana realizzata su telaio che impreziosisce ciascun foglio e contraddistingue la produzione.
La filigrana è un disegno visibile in trasparenza ottenuto variando lo spessore della carta secondo un disegno caratteristico, difficilmente riproducibile. Punto di partenza per realizzare una filigrana ricca di effetti in chiaro-scuro è la preparazione del punzone per trasferire l'immagine a "sbalzo" sulla tela filigranatrice.
Con i primi anni del XX secolo, la tecnica della preparazione dei punzoni ha utilizzato il processo elettrochimico di galvanoplastica. Dall'originale in cera, per mezzo di un bagno galvanico, vengono ricavati un positivo e un negativo in rame che, a loro volta, servono a trasferire per pressione l'immagine sulla tela metallica. A questo punto la tela viene cucita con altre tele che fungono da supporto e da rinforzo ed è ormai pronta per l' ultima fase della lavorazione che coincide con quella della carta a mano. La filigrana in chiaro si ottiene cucendo il disegno realizzato in filo di rame sulla trama del telaio impiegato per la fabbricazione del foglio. In corrispondenza di tale lavorazione la pasta da carta avrà uno spessore minore, le fibrille saranno più rarefatte e così il foglio visto in trasparenza presenterà in chiaro i segni lasciati dai fili.

L'arte della calligrafia

La calligrafia è l'arte della scrittura ornamentale.
Esercitare la “calligrafia” significa porre l’attenzione sulle regole di bellezza e armonia che governano la forma delle lettere. Considerata una delle “arti belle” minori, la calligrafia può considerarsi affine al disegno sia nelle scritture ideografiche sia in quelle alfabetiche.
La forma delle lettere dipende dallo strumento con cui vengono tracciate (scalpello, pennello, penna, ecc.) e dal materiale usato (pietra, legno, terracotta, papiro, pergamena, carta).

L'arte della miniatura

La miniatura è una tecnica d’illustrazione pittorica prevalentemente utilizzata per la decorazione di manoscritti in pergamena. Il termine miniatura deriva da minium, il solfuro rosso di mercurio con il quale si tracciavano le lettere capitali nei manoscritti medievali.
Il supporto molto delicato necessita un’attenta preparazione del disegno, che solitamente si riporta ricalcando un precedente schizzo preparatorio; i colori vengono macinati finemente e la stesura è tono su tono, per cui è necessario attendere la perfetta asciugatura di ogni mano ed evitare il mescolamento delle tinte.
I colori utilizzati per la miniatura sono di origine minerale o vegetale, spesso mescolati in una soluzione di zucchero e gomma arabica, che è resistente e capace di donare intensità ai colori.
I dettagli più preziosi si ottengono stendendo oro in foglia.

L’arte della fusione dei metalli

La fusione è un processo attraverso il quale un metallo modifica il suo stato da solido a liquido. Può essere eseguita principalmente secondo due metodi: la fusione a cera persa e la fusione a terra. Nella prima si crea un’anima in argilla o in altro materiale resistente al calore, che viene ricoperta di cera d’api, malleabile grazie all’aggiunta di olio. Il modello in cera viene racchiuso in una forma in gesso, lasciando però alcune vie di fuga; la cera mediante riscaldamento viene fusa e fatta colare via. Nell’intercapedine lasciata dalla fuoriuscita della cera si immette il bronzo fuso. Il bronzo si plasma nella forma in gesso che in seguito viene eliminato.
La fusione a terra si basa, invece, su forme in negativo. Su casse o staffe ricolme di sabbia e argilla viene posto il modello. Il materiale umido contenuto nelle staffe si compatta attorno al modello dando origine ad una forma. Da questa forma si ricava un secondo modello in argilla sulla cui superficie viene asportato uno strato uniforme di spessore, viene poi cotto e riposto sulla forma. Si fissa alla struttura e, nell’intercapedine tra la forma e il modello, vi si cola il bronzo fuso. Rispetto al metodo a cera persa, quello a staffa permette un riutilizzo delle forme; prevede inoltre la lavorazione separata delle diverse parti che compongono l’oggetto finale.

Fondazione Marilena Ferrari