Tecnica pittorica utilizzata per dipingere generalmente su carta, più raramente su pergamena e avorio o, nelle tecniche moderne, su legno preparato a gesso. Si utilizza il pigmento mescolato a gomma arabica, il cui costituente essenziale è l'arabina, sostanza addensante solubile in acqua. Il pigmento mescolato alla gomma arabica si stempera in acqua con il pennello al momento dell'uso, si procede alla stesura sul supporto per strati di colore, cioè per velature; in questo modo si ottengono esiti di estrema leggerezza cromatica. I colori chiari vengono ottenuti per trasparenza dal bianco del supporto.
Questa tecnica era già conosciuta fin dall'antichità, vi si decoravano i papiri egizi e le opere ad inchiostro nell'Estremo Oriente. Nell'Europa medievale l'acquerello si utilizzava per le miniature, accompagnato con l'albume d'uovo come legante. Tra i primi ad utilizzare l'acquerello nel Rinascimento fu Albrecht Dürer.
La fusione è un processo attraverso il quale un metallo modifica il suo stato da solido a liquido. Può essere eseguita principalmente secondo due metodi: la fusione a cera persa e la fusione a terra. Nella prima si crea un’anima in argilla o in altro materiale resistente al calore, che viene ricoperta di cera d’api, malleabile grazie all’aggiunta di olio. Il modello in cera viene racchiuso in una forma in gesso, lasciando però alcune vie di fuga; la cera mediante riscaldamento viene fusa e fatta colare via. Nell’intercapedine lasciata dalla fuoriuscita della cera si immette il bronzo fuso. Il bronzo si plasma nella forma in gesso che in seguito viene eliminato.
La fusione a terra si basa, invece, su forme in negativo. Su casse o staffe ricolme di sabbia e argilla viene posto il modello. Il materiale umido contenuto nelle staffe si compatta attorno al modello dando origine ad una forma. Da questa forma si ricava un secondo modello in argilla sulla cui superficie viene asportato uno strato uniforme di spessore, viene poi cotto e riposto sulla forma. Si fissa alla struttura e, nell’intercapedine tra la forma e il modello, vi si cola il bronzo fuso. Rispetto al metodo a cera persa, quello a staffa permette un riutilizzo delle forme; prevede inoltre la lavorazione separata delle diverse parti che compongono l’oggetto finale.
Fin dalle origini, la storia della legatura – operazione di cucitura dei fogli e loro copertura con un rivestimento esterno di protezione – è legata a quella del libro e della sua conservazione. La legatura è realizzata interamente a mano in tutti i suoi aspetti: nella cucitura, nell'indorsatura, nell'unghiatura, nella realizzazione dei capitelli in doppia e tripla passata. La pelle è tinta e scarnita manualmente, impressa attraverso il trasferimento dell'inchiostro della foglia oro, dalla matrice alla pelle, per mezzo di torchi. Il blocco del libro viene legato manualmente sui vecchi telai artigianali, lasciando il foglio intonso, o creando le barbe, cioè quelle irregolarità dei margini delle pagine che dimostrano che il libro non ha subito alcuna operazione di taglio. La cucitura manuale conferisce al nervo del volume l'importanza e la bellezza che da sempre contraddistinguono i dorsi dei volumi pregiati. In alcuni volumi viene utilizzata come materiale di rilegatura o di scrittura la pergamena, cioè una pelle di agnello, di pecora o di capra, macerata in calce, indi essiccata e levigata.
Tecnica di stampa in piano e, solitamente, a colori. Si caratterizza per una matrice di stoffa, quasi sempre di seta, stesa su un telaio in legno o metallo. Nella fase di stampa la serigrafia non necessita della pressione di un torchio. Si copre la matrice, nelle parti corrispondenti al disegno, con materiale impermeabile (vernice o colla), così da non far passare l'inchiostro nelle parti coperte. Si passa poi all'inchiostrazione; si fa passare attraverso il tessuto l'inchiostro tramite la pressione esercitata da una paletta di gomma; l'inchiostro si riversa nel foglio di carta sottostante, solo in corrispondenza delle parti di matrice lasciate libere, riproducendo in negativo l'immagine disegnata sulla matrice. Altra metodologia consiste nell'utilizzare una matita grassa con la quale si traccia il disegno sul tessuto, si copre la matrice con la colla e si ripuliscono con essenza di trementina le linee disegnate, l'inchiostro penetrerà solo nei segni ripuliti e non nella stesura collosa.
È inoltre frequente l'utilizzo della serigrafia adattata al procedimento fotografico. Si cosparge la matrice con uno strato di emulsione fotosensibile, la matrice viene poi colpita dall'immagine luminosa corrispondente al motivo da riprodurre, in fase di sviluppo si dissolve la vernice dalle superfici non impresse dalla luce lasciando scoperta la tela, si passa poi alla
fase di stampa.